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"ir me Castlas d'na vota"

(il mio Castellazzo d'un tempo)

i mattonai

le famigli

  fornace Bolloli    
  le fornaci per i mattoni        
  fornace Rangone        
INDUSTRIE LATERIZI (I Furnasii)

Fornace di F.lli Rangone Via Castelspina

Fornace di Bolloli - F.lli Cavalleri Via Trinità da Lungi

Due industrie a sistema Hoffman di produzione rilevante e in parte esportata.

La creta o Argilla (biancastra o rossiccia, dolce al tatto, composta di silicato di alluminio) veniva riconosciuta senza esame tecnico, ossia a vista. La si raccoglieva nella Mattonaia e la si raffinava con una specie di grosso martello con lungo manico per stritolare e schiacciarne le zolle.La si introduceva quindi nel bozzo (buca quadrata fatta di terra) in cui si faceva rinvenire nell'acqua e s'impastava con le mani e con i piedi nudi riducendola in mota di cui si caricavano subito i banchi dei Mattonai.
Era sul banco che il Mattonaio formava i mattoni servendosi della FORMA DA MATTONI munita di fondo (o senza) da cui provenivano i mattoni a due sabbie, così chiamati perché risultavano insabbiati sulle due facce (la sabbia messa sul fondo della forma per staccarli e quella dell'aia su cui la si vuotava).
Il Mattonaio comprimeva con le mani serrate a pugno il pastone prelevandolo dal tavolino, vale a dire la parte piana del banco su cui si faceva la caricatura della mota.
Il pastone, ossia la porzione di mota si poneva dentro la forma, rivoltandolo prima in sabbia asciutta, se ne asportava poi il di più radendo la forma con l'archetto o con la rasiera.
Con le mani bagnate nel catino, il mattonaio, provvedeva a lisciare la mota rasata prima di posarla sull'aia per lasciarvela asciugare. Da questa operazione di lisciatura proveniva il mattone lavato. Il compito del mattonaio - che dall'alba al tramonto produceva circa 500 pezzi era terminato e ora entrava in scena il BERTOLIERE DELLA BIANCA vale a dire il mattonaio addetto ai mattoni ancora crudi il quale a sera li girava per farli essicare mettendoli a spina di pesce.
Il giorno seguente i mattoni venivano posti in gambette, lunghi rialzi di terra e ricoperti di tegole Se il tempo era favorevole, dopo 20 giorni di stagionatura si cuocevano nella fornace, in cui si ammucchiavano (circa 1500) in modo da ricavare un camino attorno e dentro il quale si lasciava cadere il carbone.
Cuocevano in 36 ore circa. La trasformazione che avveniva nella fornace era definita sinterizzazione e l'abilità del fornaciaio consisteva nel saper regolare la temperatura di cottura affinché la fornaciata si potesse definire lavoro buono con pochissimo lavoro ferretato o inferigno, cioè materiale stracotto, durissimo o vetrificato. Tutto il materiale cotto passava nelle mani del BERTOLIERE DELLA ROSSA: cioè dell'addetto ai materiali cotti quali oltre ai MATTONI i seguenti manufatti: TEGOLA ROMANA - QUADRELLO - TAMBELLONE - MEZZANA - PIANELLA.
Le fornaci avevano una produzione rilevante; i loro laterizi costruiti a regola d'arte venivano esportati ovunque. Avevano una manodopera qualificata e oltre a quella locale, nei mesi estivi, veniva anche assunta manodopera specializzata proveniente dalla Toscana (da ricordare le famiglie Bitossi - Orsini - Ancillotti - Francalanci di Ponsacco e Pontedera).